Erinni o Furie


Nacquero dal sangue di Urano mutilato dei genitali da Cronos; le Erinni o Furie erano tre: Aletto, Tisifone e Megera. Dee della maledizione e della vendetta punitrice; la loro figura era raccapricciante, venivano raffigurate come vecchie orribili con serpenti invece che capelli e con occhi di fiamma. Un'altra versione le rappresenta come geni alati con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste. Perseguitavano senza tregua il colpevole con la loro spaventosa forza, finché questo non avesse espiato il suo destino.

Secondo alcuni Aletto invece, era nata da Acheronte e dalla Notte (o da Gea, la Terra, secondo altri), il suo nome non ha ancora oggi un'etimologia univoca. Probabilmente significa "colei che non riposa", "colei che non dà requie", ma alcuni interpreti propendono per "l'indicibile", "colei il cui nome non può essere pronunciato".

Tisifore, Era incaricata di castigare i delitti di assassinio: patricidio, fratricidio, matricidio, omicidio.
Un mito racconta che si innamorò di Citerone, che uccise col morso di uno dei serpenti presenti sul suo capo.

Megera, Il nome deriva dal greco Μεγαιρα, "l'invidiosa". Megera era preposta all'invidia ed alla gelosia e induceva a commettere delitti, come l’infedeltà matrimoniale.

Hecate


Hecate o Ecate, dea anche più antica di Hades e dello stesso Zeus. Figlia di Perse e di Asteria della stirpe dei Titani. Signora della Notte, delle malìe e dei fantasmi: spaventava gli uomini evocando terribili fantasmi e vagava tra le tombe emettendo lugubri lamenti. Veniva rappresentata con tre teste, sulle quali si attorcigliavano serpi al posto dei capelli; secondo alcuni invece, le sue tre teste erano: un cavallo, una cane e un leone; secondo altri era raffigurata come triplice donna: giovane, adulta/madre e vecchia, accompagnata da cani che annunciavano il arrivo con insistenti latrati.

Minosse, Radamanto, Eaco e Trittolemo(Demofoonte)

Erano i quattro mortali che, per il loro senso di giustizia e per i loro meriti, erano stati fatti immortali e messi a giudicare le anime dei defunti.

Minosse, era l'antico re di Creta, figlio di Zeus e di Europa, insieme a Radamanto e Sarpedonte, sposo di Pasifae. In seguito alla morte del re Asterione, suocero di Minosse, egli costruì un altare a Poseidone in riva al mare, per dimostrare il suo diritto alla successione al trono. Minosse pregò Poseidone di inviargli un toro per il sacrificio ed il dio lo esaudì. Ma Minosse non sacrificò l'animale, poiché era molto bello. Poseidone, adirato, fece innamorare del toro Pasifae. Da questa unione nacque il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro. Minosse incaricò dunque Dedalo di costruire un Labirinto in cui nascondere il mostro. Minosse ebbe otto figli: Catreo, Deucalione, Glauco, Androgeo, Acalla, Senodice, Arianna, Fedra.

Radamanto, fratello di Minosse, Secondo la mitologia greca, avendo ucciso suo fratello, si recò nella Beozia, dove sposò Alcmena, vedova di Anfitrione e si meritò la reputazione di legislatore sapientissimo. Quando gli antichi volevano esprimere un giudizio giusto, quantunque severo, lo chiamavano "giudizio di Radamanto", proprio a significare la sua grande equità. Nel Tartaro esso inquisiva sui delitti e li puniva, obbligava i colpevoli a rivelare gli errori della loro vita ed a confessare i delitti la cui espiazione doveva avvenire dopo la morte. Radamantini erano i giuramenti che si facevano invocando a testimoni animali o cose inanimate.

Eaco, era figlio di Zeus, tramutatosi in aquila si accoppiò alla ninfa Egina; fu re dei Mirmidoni, molto caro agli dèi per la sua pietà e per la dolcezza del suo carattere. Eaco in seguito sposò Endeide, figlia di Chirone e di Carìclo, da cui ebbe due figli: Telamone e Peleo, il padre di Achille. Eaco ebbe un ulteriore figlio dall'unione con la ninfa Psamate, una delle figlie di Nereo, che per sfuggirgli si trasformò in foca, ma lui si unì lo stesso a lei e nacque un figlio chiamato Foco. In seguito Telamone, geloso del fratellastro Foco, lo uccise e lo seppellì con l’aiuto del fratello Peleo. Quando Eaco scoprì il fatto, cacciò entrambi i figli dall’isola.

Trittolemo o Demofoonte, era figlio di Celeo e di Metanira, regnanti degli Eleusi. Fu allevato dalla dea Demetra che decise di renderlo immortale per riconoscenza verso i genitori di lui che la stavano accogliendo con dovizia nonostante le sue mentite spoglie di vecchia signora.
Ogni giorno lo cospargeva d'ambrosia ed ogni notte lo poneva sul fuoco per espellere ogni residuo di mortalità. Una notte la regina scoprì i riti e gridò per l'orrore, fu allora che la dea si fece riconoscere e tranquillizzò la donna. Alla fine Trittolemo non divenne immortale, ma Demetra, per riconoscenza, garantì onore eterno alla città e rivelò ai cittadini i misteri della terra e della coltura del frumento.

Caronte


Caronte, in greco "ferocia illuminata", figlio dell'Erebo e della Notte; era il canuto nocchiero che trasportava i morti al di là del fiume Acheronte. Portava solo i morti che avevano ricevuto i rituali funebri o che avevano con se un obolo(una moneta), per pagare il viaggio. Nella Grecia antica, vigeva la tradizione di mettere una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. La tradizione rimase viva in Grecia fino ad epoche abbastanza recenti ed è probabilmente molto antica. Qualche autore sostiene che il prezzo era di due monete, sistemate sopra gli occhi del defunto. Nessuna anima viva è mai stata trasportata dall'altra parte, con le sole eccezioni della dea Persefone, degli eroi Enea e Teseo, del vate Orfeo, della sibilla cumana Deifobe, e di Psyche.

Cerbero


Passate le acque dello Stige, dell' Acheronte, del Flegetonte, del Cocito e del Lete, si entrava nell'Erebo per una porta, a guardia della quale c 'era Cerbero, figlio di Trifone e di Echidna, cane feroce con tre teste, che stavano a rappresentare il Passato, il Presente e Futuro; con la coda di dragoe; terribili erano le sue urla. Accoglieva i morti nell'Ade: i morti dovevano placarlo offrendogli il dolce di miele che era stato posto nella loro tomba insieme con l'obolo per Caronte. Era persino terribile con i vivi che tentavano di forzare la porta degli inferi, si scagliò infatti contro Piritoo e Teseo quando cercarono di liberare Persefone. Placato da Orfeo con il suono della lira, da Enea con la focaccia preparata dalla Sibilla, fu domato solo da Ercole nella sua dodicesima e ultima fatica, l'eroe non lo uccise ma dopo aver dimostrato di averlo sconfitto, lo riportò nell'Ade.

La sfida di Aracne


Atena sebbene fosse la protettrice di tutte le arti e mestieri, preferiva i lavori delicati delle mani delle donne; aveva tessuto e ricamato con le sue mani la veste nuziale di Hera e tutte le donne greche, famosissime tessitrici e ricamatrici, riconoscevano di dovere Atena loro maestra. Una sola donna, di nome Aracne, si rifiutò di riconoscere la perfezione e supremazia della dea Atena. Aracne era molto apprezzata dalle sue parti e un giorno una ninfa le chiese se Atena fosse stata sua maestra, Aracne si rivolse alla ninfa come se le avesse fatto un'offesa. Nella sua presunzione osò sfidare Atena, la dea accettò la sfida. La gara si svolse in una stanza con due telai e durò ore e ore: nella sua tela Atena raffigurava l'olimpo con tutte le sue divinità; nella tela di Aracne, invece, erano raffigurate alcune scene d'amore. Quando le opere furono completate, Atena si sforzò di trovare un difetto, seppure minimo, sulla tela di Aracne che in verità era perfetta; per la prima volta Atena fu ingiusta e presa dall'invidia strappò la tela di Aracne riducendola a brandelli. La giovane fanciulla per il dolore voleva suicidarsi ma fu Atena a salvarla, ma perché il suo orgoglio fosse punito, la trasformò in un ragno, costretta a filare per tutta la vita e ad assistere alla distruzione delle sue ragnatele, da parte degli uomini.

Atena e l'invenzione del flauto


Pallade Atena voleva trovare uno strumento che imitasse il sibilo e il suono lamentoso del vento quando precede l'uragano; prese l'osso cavo di un cervo lo forò con una serie di buchi: soffiando dalla canna, otturando ora un buco ora l'altro, la dea ottenne quello che voleva. Un giorno, mentre stava suonando al cospetto degli altri dèi, si accorse che Afrodite ed Hera sorridevano maliziosamente e pensando che fosse per lei e per la sua invenzione si offese. In realtà le due dee ridevano perché per soffiare nel flauto ad Atena le si gonfiano le gote, era per una questione di estetica. Atena lasciò l'Olimpo arrabbiata e raggiunse un ruscello dove, stanca, si rimise a suonare il suo strumento sulla riva e specchiandosi nell'acqua, capì il motivo di quelle risate e pensò che le due dee, da sempre sue rivali per la bellezza, non avevano tutti i torti. Da quel giorno Atena non suonò più il flauto.

Le Sirene


Le Sirene, che raffigurarono, secondo alcuni, l'afa spossante dello scirocco, secondo altri l'apparenza seducente ma ingannevole delle onde, e secondo altri ancora, con più probabilità, l'insidia degli scogli. Erano figlie di Forcis; il loro numero varia secondo le varie tradizioni. Erano vergini bellissime, col corpo di donna che finiva a forma di pesce. Con i loro canti soavi ammaliavano i naviganti, trascinandoli poi alla riva. Per scongiurare questo pericolo, si ricorda Ulisse che si fece legare all'albero maestro della nave e fece otturare le orecchie con la cera. Tra le sirene ricordiamo Leucosia, Ligea e Partenope, della quale si indicava il sepolcro vicino la città di Napoli, chiamata anche città partenopea.

Pèrseo






Pèrseo, era figlio di Zeus e Danae, che ritroviamo nel mito di "Danae e la pioggia d'oro": Acrisio, padre di Danae, aveva saputo da un oracolo che la sua unica figlia gli avrebbe dato un nipote che sarebbe stato causa della sua morte e lo avrebbe spodestato. Perciò al fine di impedire il compimento della profezia, fa rinchiudere Danae nei sotterranei di una delle tante torri della città di Argo, di cui era re. Danae rinchiusa in una stanza, dalle mura di bronzo, era controllata da sentinelle armate che avevano il compito di non far passare nessun uomo; senonché Zeus, affinché l'oracolo si adempiesse, si trasformò in pioggia d'oro e riusci a penetrare nel sotterraneo, bagnò Danae e da quella pioggia d'oro nacque Perseo.
Quando Acrisio, dai vagiti del piccolo, seppe che gli era nato un nipote, dal terrore perdette la testa e fece rinchiudere Danae e il figlio in una cassa che fece buttare in mare, lasciandola il balìa delle onde sicuro che sarebbero annegati. Per volere di Zeus la cassa rimase a galla e arrivò sulle sponde dell'isola di Serìfo, una delle Cicladi, di cui era re Polidette. Ditti, fratello del re, in un giorno di pesca trovò la cassa e trovandovi i due naufraghi li portò a corte del fratello che li accolse benignamente. Pèrseo fu allevato come un principe, crebbe sano e forte, buono, generoso e bramoso di gloria. Polidette, si innamorò di Danae e voleva a tutti i costi sposarla; ma poiché non voleva acconsentire alle nozze, Polidette sospettò che fosse il figlio Pèrseo ad ostacolare la sua felicità e iniziò ad odiarlo. Per levarselo di torno, approfittò della sua ambizione di gloria e gli propose di compiere un'impresa disperata, con la speranza che morisse: Pèrseo doveva portargli la testa di Medusa; Pèrseo promise di portargliela.


Medusa era un delle tre Gorgoni, figlie di quel vecchio dio marino Forcis, padre di Scilla,Toosa, delle Graie, del drago Ladone, delle Sirene e di altri mostri. Le Gorgoni erano appunto tutte e tre mostri alati ed orribili: due di esse, Steno, la violenta ed Euriale, l'errante, erano immortali; la terza Medusa, la dominante, era mortale ma più spaventosa delle sorelle: aveva il naso camuso, la bocca enorme con le zanne di cinghiale; la voce incuteva terrore e in testa, invece di capelli, aveva serpenti; ma il peggio di tutte queste cose era lo sguardo micidiale, che mutava in pietra chiunque guardasse i suoi occhi di fiamma. Pèrseo, pentito della promessa fatta ad Acrisio, mentre stava meditando su come riuscire nell'impresa fu aiutato da Hermes e Pallade Atena che per confortarlo, gli consegnarono due strumenti necessari, una falce di diamante e un lucido specchio; Hermes gli raccomandò di andate prima dalle Graie, le uniche a sapere dove abitavano le Gorgoni. Le Graie, "vecchie donne", erano le sorelle delle Gorgoni: erano nate vecchie e sin dalla nascita avevano i capelli bianchi, si chiamavano Pefredo, Enio e Dino, e fra tutte e tre avevano un occhio solo e un solo dente, che le vecchiette si prestavano l'una con l'altra, quando ne avevano bisogno. Pèrseo, istruito dal furbo Hermes, si nascose attendendo il momento in cui dovevano passarsi l'occhio e il dente; riuscì a sottrarli alle Graie e in cambio della restituzione volle sapere il luogo in cui le Gorgoni abitavano, chiedendo anche l'elmo di Hades, che rende invisibili, i sandali alati e la bisaccia magica, tre cose di cui aveva bisogno per la riuscita dell'impresa. Le Graie, non potendo stare senza l'occhio e l'unico dente, svelarono a Pèrseo che le Gorgoni abitavano in un paese lontano, al di là del fiume Oceano, ai limiti estremi del mondo, dove comincia il regno della Notte e dei Morti. Pèrseo mantenne la promessa, restituì l'occhio e il dente e si recò nel luogo da queste indicate; giunse alla caverna, le Gorgoni dormivano a terra, formando un groviglio mostruoso di corpi, approfittando del momento, col capo volto all'indietro per evitare lo sguardo di Medusa, servendosi dello specchio lucente troncò la testa orrenda con un colpo di falce di diamante. Dal sangue della ferita, nacquero due creature: Crisaore, l'uomo dalla spada d'oro, futuro padre di Gerione, e Pègaso, un meraviglioso cavallo alato. Pèrseo volò via in groppa a Pègaso, inseguito dalle die Gorgoni che si erano appena accorte della fine della sorella; ma Pèrseo indossando l'elmo di Hades era invisibile e le due sorelle non vedevano altro che un cavallo alto nel cielo.


Pèrseo dovette affrontare un lungo viaggio per tornare all'isola di Serìfo e portare al re Polidette la testa di Medusa; nelle vicinanze del Marocco, chiese ospitalità ad al gigante Atlante, che stava li a reggere sulle spalle il peso della volta celeste, punizione inflittagli da Zeus dopo la guerra coi Giganti; Pèrseo tirò fuori dalla bisaccia la testa di Medusa e subito Atlante si pietrificò, diventando niente altro che un monte altissimo. Ripreso il viaggio, in un paese sconosciuto, vide una donna bellissima legata a una rupe con catene, in riva al mare e poco distante da lei c'era un enorme drago spaventoso che si dirigeva verso la donna per divorarla. Pèrseo, scese e uccise il drago, liberando la fanciulla che si chiamava Andromeda. Figlia del re di Etiopia, Cefeo, e della bellissima Cassiopea, che si era vantata di essere la più bella delle Nereidi offendendo il dio Poseidone, che aveva sposato un'altra Nereide Anfitrite. Poseidone per punire Cassiopea, aveva mandato un drago nel paese che devastava tutto, spaventando il popolo di Cefeo. Un oracolo aveva predetto al re che il drago fosse sparito solo se gli dava in pasto la figlia Andromeda, poi liberata da Pèrseo. L'eroe restituì la ragazza ai genitori e la chiese in sposa; senonché durante le nozze si presentò Fineo, fratello di Cefeo, a cui era stata promessa Andromeda, egli entrò nella sala e dichiarò di volersi vendicare dell'offesa fattagli dal fratello. Pèrseo, volendo evitare che le nozze venissero macchiate di sangue, tirò fuori la testa di Medusa e trasformò Fineo e i suoi uomini in pietra.


Tornato a casa Pérseo, Polidette non fu felice di vedere che era riuscito nella sua impresa, durante la sua assenza poi, aveva perseguitato Danae per costringerla a sposarlo al che Pèrseo per vendicarsi pietrificò Polidette con la Medusa e pose sul trono di Serìfo, Ditto, colui che era stato così buono con lui e la madre salvandolo dal mare; restituì i doni che Hermes gli aveva fatto e l'elmo, la bisaccia e i calzari alati alle Graie, a Pallade Atena donò la testa di Medusa, che la dea mise al centro della sua egida. Con questi doni e restituzione, Pèrseo aveva intenzione chiudere per sempre la sua avventura e ritirarsi a vita tranquilla, tornando ad Argo, suo paese d'origine. La voce di questo ritorno arrivò ad Acrisio che, spaventato, scappò e si rifugiò a Larissa, senza farsi riconoscere. Ma poiché è scritto che nessuno può sfuggire al proprio destino, capitò che Pèrseo volle partecipare alle gare dei giochi atletici che il re di Larissa aveva ordinato, e nel lanciare un disco, questo gli sfuggì di mano e andò a colpire Acrisio, uccidendolo. Desolato per il crimine involontario, non volle raccogliere l'eredità del nonno e invece di tornare ad Argo, si trasferi a Tirinto, barattando il suo regno col re di questa città. Da Andromeda ebbe molti figli, tra cui Alceo, che fu poi padre di Anfitrione; Stenelo, che fu padre di Euristeo; ed Elettrione, che fu padre di Alcmena. Quando Pèrseo morì venne assunto in Cielo dagli dèi, insieme ad Andromeda, Cefeo e Cassiopea e furono cambiati in costellazioni, quella di Pèrseo la più luminosa.

Medusa



Medusa era un delle tre Gorgoni, figlie di quel vecchio dio marino Forcis, padre di Scilla,Toosa, delle Graie, del drago Ladone, delle Sirene e di altri mostri. Le Gorgoni erano appunto tutte e tre mostri alati ed orribili: due di esse, Steno, la violenta ed Euriale, l'errante, erano immortali; la terza Medusa, la dominante, era mortale ma più spaventosa delle sorelle: aveva il naso camuso, la bocca enorme con le zanne di cinghiale; la voce incuteva terrore e in testa, invece di capelli, aveva serpenti; ma il peggio di tutte queste cose era lo sguardo micidiale, che mutava in pietra chiunque guardasse i suoi occhi di fiamma. Pèrseo fu l'eroe che riuscì a uccidere Medusa, tagliandole la testa che poi regalò a Pallade Atena che la pose al centro della sua egida.

Le Graie


Le Graie, "vecchie donne", erano le sorelle delle Gorgoni: nate vecchie e sin dalla nascita avevano i capelli bianchi, si chiamavano Pefredo, Enio e Dino, e fra tutte e tre avevano un occhio solo e un solo dente, che le vecchiette si prestavano l'una con l'altra, quando ne avevano bisogno. Svelarono a Pèrseo il luogo dove abitavano le Gorgoni, durante l'impresa della testa di Medusa. In cambio della rivelazione della casa delle Gorgoni, dell'elmo di Hades che rende invisibili, dei calzari alati e della bisaccia magica, Pèrseo ridiedo alle Graie l'occhio e il dente che gli aveva abilmente rubato.

Ninfe:Napee e Oreadi

Le Ninfe, era una classe numerosa di divinità che rappresentavano la natura. Il Termine ninfa significa "giovane fanciulla"; vi sono molti miti sulle ninfe da cui proviene il termine ninfomane. Abitavano i luoghi dove esercitavano i loro poteri, assumendo da tali luoghi il nome che le distingueva in varie categorie: le Oceanine, Meliadi, Potameidi, Naiadi, Napee, Oreadi, Driadi, Amadriadi, Nereidi.

Le Napee, erano le ninfe delle valli, amano la solitudine, ma a volte avevano delle relazioni d'amore con qualche eroe, dal quale esigevano un'assoluta fedeltà. Erano spesso molestate ed inseguite da Pan e dai Satiri, con i quali convivevano.


Le Oreadi, erano le Ninfe dei monti e delle colline, particolarmente assegnate al corteggio di Diana che, amante della caccia, praticava spesso nei luoghi abitati da loro, dalle Driadi e dalle Amadriadi.

Ninfe:Naiadi


Le Ninfe, era una classe numerosa di divinità che rappresentavano la natura. Il Termine ninfa significa "giovane fanciulla"; vi sono molti miti sulle ninfe da cui proviene il termine ninfomane. Abitavano i luoghi dove esercitavano i loro poteri, assumendo da tali luoghi il nome che le distingueva in varie categorie: le Oceanine, Meliadi, Potameidi, Naiadi, Napee, Oreadi, Driadi, Amadriadi, Nereidi.

Le Naiadi, erano le ninfe delle fonti(pegee o creniadi), dei fiumi (potameidi)dei ruscelli, dei laghi (limnadi), delle acque stagnanti (sempre limnadi), delle cascate. Avevano poteri guaritori e profetici. Seguivano il corteo di Bacco accanto ai satiri e questi ultimi spesso le rincorrevano nei boschi per giacere con loro. Gentili ma schive si nascondevano agli occhi degli uomini e potevano essere vendicative nei confronti di quegli umani che tentavano di costringerle a cedere i loro favori. Erano esseri immortali.figlie di Nereo e di Doride.

Ninfe:Le Driadi e le Amadriadi

Le Ninfe, era una classe numerosa di divinità che rappresentavano la natura. Il Termine ninfa significa "giovane fanciulla"; vi sono molti miti sulle ninfe da cui proviene il termine ninfomane. Abitavano i luoghi dove esercitavano i loro poteri, assumendo da tali luoghi il nome che le distingueva in varie categorie: le Oceanine, Meliadi, Potameidi, Naiadi, Napee, Oreadi, Driadi, Amadriadi, Nereidi.


Le Driadi, erano le ninfe dei boschi. Le Driadi differentemente dalle Amadriadi sono immortali. Venivano rappresentate con la parte inferiore del corpo arabescato come un tronco d'albero. La parte superiore evidenziava una certa bellezza e solarità. La più famosa di queste era Euridice che fu sposa di Orfeo.




Le Amadriadi, vivevano nel tronco degli alberi, inseparabili dal destino della pianta a cui appartenevano, al punto da morire quando la pianta appassiva.

Tritone e i Tritoni


Tritone, era figlio di Anfitrite e Poseidone, fratello di Rode e di Bentesicima. Il nome significa "rumoreggiante, scrosciante". Aveva un corno di conchiglia con il cui suono annunciava l'arrivo di Poseidone. Veniva raffigurato con la metà superiore umana e la parte inferiore a forma di pesce. E' noto l'aiuto che Tritone diede a Giasone e agli Argonauti nel trovare la rotta perduta. Da Tritone nacquero tanti altri Tritoni, che rappresentavano i flutti del mare, abitavano nel palazzo d'oro in fondo al mare e servivano le divinità marine nei loro viaggi sulle onde, trasportandoli sul proprio dorso o sui carri. Erano esseri triformi, avendo il capo simile a quello degli uomini, ma con capelli e occhi verdastri e con una bocca larghissima con denti ferini; il corpo di cavallo ma squamoso e terminante in coda di delfino. Erano essi, su ordine di Poseidone, a scatenare o calmare le onde, col suono di un corno fatto di conchiglia.

Proteo


Proteo, era figlio di Poseidone, dotato anche lui, come Nereo, del dono della profezia e della capacità di cambiare forma a suo piacere, da ciò proviene il termine proteiforme, per indicare una persona o una cosa che può assumere diversi aspetti. Portava al pascolo le foche di Anfitrite e abitava nell'isola di Faro, di fronte all'Egitto. Aveva sposato Psamate, che in greco significa sabbia, da cui aveva avuto i figli Poligono, Telegono, Teoclimene e Teonoe.

Pallade Atena

La storia della nascita, senza madre, di Pallade Atena, per i romani Minerva, è narrata da Esiodo: dopo aver detronizzato Cronos, Zeus si unì a Metis, la Prudenza, figlia di Oceano e della titanide Thetys. La storia della tormentata successione regale sembrava dovesse ripetersi anche con Zeus, Urano e Gea fecero sapere a Zeus che dopo avergli dato una figlia, Metis avrebbe messo al mondo un figlio più forte del padre destinato a spodestarlo. Zeus allora, memore delle esperienze passate ingoiò Metis, che divenne un tuttuno con corpo di Zeus, prendendo posto nel capo; al momento del parto Zeus avvertì un forte mal di testa e chiese ad Hefèsto, il fabbro divino di spaccargli la fronte. Dalla grande ferita venne fuori una dea, armata di tutto punto, con l'elmo, la corazza, lo scudo e la lancia; era nata Pallade Atena che subito urlò un grido di vittoria e si mise a ballare una danza guerriera. La giovane Atena, nata già adulta, si rese subito utile al padre impegnato nella guerra contro i Giganti, distinguendosi per l'intrepido valore. Atena era soprattutto la dea guerriera invincibile, ma la sua guerra era condotta con ordine e avvedutezza non quella spietata, feroce e sanguinosa di Ares. La sua forza e il suo coraggio erano temperati da un sentimento di giustizia, dalla saggezza, dalla benevolenza e da una generosa lealtà. Pallade Atena era anche la dea che concedeva ai popoli i benefici della pace; perciò era la protettrice delle città: l'agricoltura, il commercio, le arti. Di tutte le città che erano sotto la sua protezione, la prediletta era Atene, a cui diede il suo nome e ne fece centro del suo culto, e scelse anche tutta l'Attica come sua regione preferita. A proposito della scelta dell'Attica, si narra che anche Poseidone aveva messo gli occhi su questa regione, quindi i due dèi trovarono a scontrarsi. Per evitare liti, decisero di lasciar decidere agli altri dèi sul da farsi, i quali decisero: il possesso dell'Attica sarebbe toccato a quello dei due che avesse fatto il dono più utile agli abitanti; Poseidone con un colpo di tridente creò il primo cavallo sulla Terra; Atena con la sua lancia percosse il suolo e crebbe una pianta nuova, l'olivo dalle foglie argentate. Gli dèi ritennero più utile l'olivo che dà l'olio e i suoi rami simboleggiavano bene la pace, piuttosto che il cavallo destinato a trainare i carri guerreschi.Atena non volle mai sposarsi, preferendo conservare la sua verginità; per questo fu chiamata anche la Parthénos, che significa appunto "la Vergine", come per dire la Vergine per eccellenza; e Parthenone si chiama il tempio a lei consacrato sull'Acropoli di Atene. Pallade Atena, la divinità che proteggeva le arti e le attività dell'intelligenza inventiva, la dea stessa aveva inventato vari strumenti come la ruota per modellare i vasi, la squadra e la riga per i falegnami, l'aratro e il rastrello per i contadini. Era rappresentata armata, in piedi, con una lunga tunica fino ai piedi; il petto coperto dalla egida, una pelle di capra frangiata d'oro in mezzo alla quale era la testa mozzata di Medusa; con la mano sinistra stringeva una vittoria alata e all'altra mano lo scudo ovale. Le erano sacri L'olivo, la civetta e il dragone.

immagine1:Minerva(Mantegna)
immagine2:Pallade Atena(Parmigianino)

La Sacerdotessa Io



Vicino a Micena c'era un Tempio sacro ad Hera, ne era sacerdotessa una giovane di rara bellezza, Io, figlia del dio fluviale Inaco primo re di Argo e della ninfa meliade Melia. Zeus se ne innamorò e scese spesso dal Cielo per vederla, tra i due nacque subito un amore. Un giorno però, Hera, volle vederci chiaro in quanto le troppe assenze del marito iniziarono ad insospettirla, e scese dal Cielo in cerca del suo sposo. Zeus, vedendo arrivare Hera, tramutò Io in una candida giovenca; Hera vedendo il marito accanto ad essa, capì di cosa si trattava e la chiese come dono, Zeus non poté rifiutare. La regina degli dèi mandò la giovenca in un pascolo montano, sotto la custodia di Argo, figlio di Agenore, soprannominato Tuttòcchi, perchè aveva cento occhi sparsi per tutto il corpo, in modo da poter sempre controllare la giovenca; perdipiù Argo non dormiva mai completamente, perché aveva sempre la metà dei suoi occhi aperti.
Zeus, non potendo accettare la sorte della giovane Io, chiese ad Hermes di liberare la giovenca a tutti i cosi. Hermes si recò da Argo, sotto le sembianze di un giovane pastorello, e con l'aiuto di un flauto iniziò a suonare una noiosissima nenia, per far addormentare ad uno a uno i cento occhi. Quando ci riuscì tagliò la testa ad Argo e Io fu libera. Hera, che aveva visto tutto dall'alto del Cielo, raccolse gli occhi di Argo e li dispose sulla coda del pavone, animale a lei sacro, e mandò alla giovenca-Io un tafano perché la pungesse; Io cercò di scappare e di liberarsi dal tafano, in aiuto le venne Zeus che una volta liberatala le restituì la sua forma di donna. Tuttavia due corte corna le rimasero in testa. Da Io nacque Epàfo, che fu re d'Egitto e costruì Menfi. Io, poi assimilata alla dea egizia Iside, significava la Luna, e Argo dai cento occhi è il firmamento dalle cento e cento stelle, sotto la cui custodia la Luna percorre il cielo da oriente ad occidente, senza fermarsi mai.

Nereo e le Nereidi

Le Ninfe, era una classe numerosa di divinità che rappresentavano la natura. Il termine ninfa significa "giovane fanciulla"; vi sono molti miti sulle ninfe da cui proviene il termine ninfomane. Abitavano i luoghi dove esercitavano i loro poteri, assumendo da tali luoghi i nomi che le distingueva in varie categorie: Oceanine, Meliadi, Potameidi, Naiadi, Napee, Oreadi, Driadi, Amadriadi, Nereidi.

Nereo, figlio di Ponto e Gea, sposò un'oceanina, Doride, da cui ebbe delle bellissime figlie: le Nereidi, che rappresentavano gli aspetti belli e piacevoli del mare. Nereo possedeva il dono della profezia e poteva trasformasi in ogni forma. La sua forma vera era quella di un uomo con i capelli, le sopracciglia e la barba a forma di alghe e aveva giunchi marini.
Secondo Esiodo, le Nereidi erano cinquanta, avevano capelli ornati di perle e si muoveva su delfini o su carri trainati dai Tritoni. Abitavano con i genitori le profondità del mare, in una grotta che splendeva d'argento e si spingevano sulla superficie solo per aiutare i marinai che avevano perso la rotta. Nereidi famose furono:


Anfitrite, che sposò il dio Poseidone.



Galatea, innamorata del bellissimo pastore Aci; si narra che il ciclope Polifemo innamorato anche egli di Galatea e geloso di Aci, un giorno, non essendo riuscito ad attirare l'attenzione della ninfa col suone del flauto, si vendicò con i due amanti scagliando un sasso che colpì Aci e lo uccise; in ricordo di quell'amore Galatea trasformò il sangue di Aci in una sorgente che divenne un dio fluviale.




Teti, che in greco è Thètis da non confenderla con Teti la titanide, in greco Thetys; aveva il dono della matamorfosi, sposò un mortale Peleo e alle loro nozze, sul monte Olimpo, la Discordia unica non invitata, lanciò il famoso pomo d'oro(il pomo della discordia) succube del giudizio di Paride, causa della guerra di Troia. Dal matrimonio con Peleo nacque il celebratissimo eroe Achille; Teti andò spesso in aiuto al figlio, come quando chiese a Hefesto di forgiare le armi per il combattimento di Achille e Ettore.

Ninfe:Le Meliadi


Le Ninfe, era una classe numerosa di divinità che rappresentavano la natura. Il Termine ninfa significa "giovane fanciulla"; vi sono molti miti sulle ninfe da cui proviene il termine ninfomane. Abitavano i luoghi dove esercitavano i loro poteri, assumendo da tali luoghi il nome che le distingueva in varie categorie: le Oceanine, Meliadi, Potameidi,Naiadi, Napee, Oreadi, Driadi, Amadriadi, Nereidi.


Quando Cronos, per punire e detronizzare il padre Urano, gli tagliò con una falce i genitali, si narra che dai genitali scagliati nel mare nacque Afrodite e che dal sangue che uscì dalla ferita nacquero le Erinni o Furie, i Giganti e le ninfe Meliadi. Erano le ninfe dei frassini, sono anche connesse alla nascita dell'uomo, si diceva che gli uomini nell'età del ferro nacquero dai frassini(Esiodo). Queste ninfe proteggevano i bambini appena nati che venivano abbandonati sotto gli alberi. Secondo altri, erano divinità della battaglia sanguinosa, perché con il legno del frassino si costruivano giavellotti. La più famosa delle Meliadi era Melia, che dal dio fluviale Inaco partorì Io, nota come la sacerdotessa Io di cui se ne innamorò Zeus; e da Apollo ebbe un figlio, Tenedo.