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Apollo alla corte di Admeto

Per aver ucciso Pitone, che rimaneva comunque un animale, figlio di Gea la madre Terra, e per placare l'ira della vecchia dea, Apollo si condannò da sé ad un esilio di nove anni in Tessaglia. Il dio si mise come un qualunque mortale a lavorare per guadagnarsi da vivere; andò al servizio del re Admeto, che gli diede lavoro come guardiano dei suoi cavalli e delle sue mandrie di buoi. Il re lo trattava bene, e Apollo, di natura generoso, fu molto utile al suo padrone. La prima volta fu quando Admeto si mise in testa di sposare la bellissima Alcesti, ma il padre della ragazza, Pelia, aveva promesso di dare la figlia in sposa solo a colui che avesse chiesto la mano di Alcesti arrivando su un carro tirato da leoni; ad Apollo non fu difficile domare un carro tirato da leoni e così il matrimonio ebbe luogo. Ma un'altra prova attendeva il regale sposo, la camera nuziale era invasa da serpenti velenosi, e anche qui Apollo fu abile nell'uccidere i terribili rettili. La terza volta fu quando Apollo, vedendo Thanatos ronzare intorno la reggia, lo affrontò e seppe in tal modo che il dio della Morte era venuto a prendere Admeto per condurlo nell'Erebo. Apollo riuscì ad avere la promessa da Thanatos che Admeto non sarebbe morto se qualcuno della sua famiglia fosse morto al posto suo; i genitori di Admeto, sebbene vecchi, si rifiutarono, ma la bellissima Alcesti, si offrì generosamente di morire per salvare la vita del suo amato sposo. Ercole, essendo li di passaggio e ospite del re, riuscì con la sua forza a strappare all'ultimo momento, la donna dalle mani di Thanatos e la restituì alla vita e a suo marito.

Thanatos e Hypnos

Thanatos o Tànato e Hypnos o Ipno, erano i figli gemelli della Notte e dell'Erebo.

Tànato, che i romani chiamavano Mors, rappresentava la morte, era inaccessibile a ogni sentimento di pietà: veniva rappresentato come un uomo barbuto e alato, con una veste nera, con in mano la scure dei sacrifici, di cui si serviva per recidere un ricciolo al morente. Tuttavia due strane leggende di origine popolare narrano che il terribile Tànato fu costretto a cedere il corpo di Alcèsti ad Ercole e anche in un'altra occasione venne incatenato da Sisifo. Dal suo nome deriva la tanatofobia, la paura della morte.



Ipno, che i romani chiamavano Somnus, era la personificazione del sonno, giovava agli uomini, apportando loro il dolce riposo e l'oblio degli affanni. Ipno, secondo Omero dimorava a Lemno. Nel canto XIV dell'Iliade Hera lo prega di addormentare Zeus, affinché Poseidone possa portare aiuto ai Greci senza che il dio lo venga a sapere. Ebbe numerosi figli, dei quali i principali sono Morfeo, Icelo, Fobetore e Fantaso. Fu Ipno a dare ad Endimione la facoltà di dormire ad occhi aperti. Viene raffigurato come un giovane nudo con le ali sul capo.