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Artemide, Orione e le Pleiadi


Orione era un bel giovane, alto, grosso, robusto e un itrepido cacciatore come Artemide; suo padre era il re di Hirieo, una città della Beozia. Orione aveva avuto una vita burrascosa, ricca di imprese venatorie e di amori, il più noto dei quali quello con Eos, la dea dell'aurora, che arrossisce ogni giorno al ricordo dell'episodio; successivamente Orione divenne compagno di Artemide nella caccia, la dea però se ne innamorò e voleva a sposarlo a tutti i costi. La cosa non piacque ad Apollo che forse per gelosia non voleva che sua sorella sposasse un umile mortale solo per quella colossale corporatura. Cercò in tutti i modi di distogliere la sorella da quell'amore, e quando capì che non ci sarebbe riuscito pensò a qualche altro mezzo per impedire l'unione. Un giorno vide Orione che scendeva in mare per allenarsi nel nuoto, quando si allontanò al punto da diventare solo un puntolino nero all'orizzonte in quel momento arrivò Artemide; conversando con la sorella finse di mettere in dubbio la sua bravura con l'arco e sfidò Artemide: la dea prese una freccia e colpì il bersaglio, quel puntolino nero che Apollo aveva proposto. Quando la corrente marina portò a riva il corpo di Orione trafitto alla tempia con una freccia d'argento, Artemide pianse, pianse tanto dal dolore che nulla la poteva consolare; allora Zeus cambiò Orione in una costellazione.


Un'altra versione racconta invece che Artemide si sdegnò con Orione perchè egli aveva inseguito le Pleiadi, di cui si era innamorato. La dea allora mandò contro Orione uno scorpione che lo punse a morte, per questo servizio reso ad Artemide lo scorpione fu tramutato in costellazione; stessa sorte toccò ad Orione e alle Pleiadi.


Le Pleiadi, nate sul monte Cillene, sono sette sorelle, figlie di Atlante e di Pleione. Secondo un'altra versione sono figlie di una regina delle Amazzoni.
I loro nomi erano:
Alcione.
Celeno
, sposò Poseidone e fu da lui resa madre di Lico, Nicteo, Euripilo e, forse, Tritone. Secondo alcune leggende era anche la madre di Deucalione, avuto da Prometeo.
Elettra, Dall'amore con Zeus nacquero Dardano, il capostipite della dinastia di Troia; Iasione e forse Armonia, la sposa di Cadmo, re di Tebe.
Maia, Dalla sua unione con Giove nacque Mercurio. Si dice che Maia, simbolo della primavera o della fertile stagione delle piogge (qualcuno afferma che il mese di maggio, in latino Maius, derivi proprio da questo nome) fosse la più bella delle Pleiadi.
Merope.
Sterope.
Taigete.

Si dice di Merope che brilla in cielo meno delle sue sorelle perché è l'unica ad aver sposato un mortale.

Hermes


Hermes, che i romani identificarono con il dio Mercurio, aveva come padre Zeus e per madre Maia, la primogenita e più bella delle Pleiadi. Secondo alcuni, Hermes, veniva considerato come la personificazione del vento, e del vento aveva: la leggerezza, la velocità, l'incostanza nei propositi, l'umore scherzoso. Hermes nacque in una grotta scavata nel monte Cillene, la più alta cima del Peloponneso, sul confine tra l'Arcadia e l'Acaia: da qui provenne l'appellativo del dio come Cillenio. Appena nato, si liberò da sé delle fasce e uscì dalla caverna. Trovò una tartaruga, la raccolse e tolse l'animale dal guscio e sulla cavità di questo tese sette corde, fabbricando cosi la cetra. Era, come il vento, un dio dispettoso; appena nato, rubò cinquanta capi di bestiame di Apollo, poi per non lasciare tracce degli zoccoli, trasse i buoi per la coda, facendoli camminare a ritroso; nascose poi il bestiame nella grotta nativa di Cillene, si mise tranquillamente nella culla e ritornò a dormire. Apollo, che era il dio dei vaticini e degli oracoli, seppe subito chi aveva rubato i buoi e si recò da Hermes, che cadeva dalle nuvole e negava il furto dei buoi. In effetti, un bambino nato da un giorno come può rubare un capo di bestiame? Apollo a udire quel bambino malizioso che sapeva abilmente dire bugie, promise di punirlo, ma Hermes, non curante si mise a suonare la cetra; il suono di quel nuovo strumento affascinò subito Apollo, che non per niente era il dio della musica; il dio pregò Hermes affinché gli donasse la cetra in cambio gli avrebbe lasciato il bestiame. Così fu e da quel giorno i due dèi divennero grandi amici, tanto che Apollo regalò ad Hermes una verga magica, intorno alla quale vennero intrecciati due serpenti d'oro. Questa verga fu il principale attributo di Hermes e venne chiamata cadùceo.

Appunto perché rapido come il vento, Zeus fece di Hermes l'araldo e il messaggero degli dèi; non un semplice nunzio delle divinità come Iris, ma un messaggero assai più importante. Egli riceveva da Zeus e dagli altri dèi le missioni più delicate e aveva la libertà di trattarle a modo suo, poiché gli dèi avevano molta fiducia nella furberia e nell'abilità e prudenza con cui portava a termine l'incarico. Tra le tante mansioni, fu mandato a liberare Ares, quando cadde prigioniero di Oto e di Efialte; a persuadere Hades di restituire per qualche tempo Persefone alla madre Demetra; a condurre Hera, Afrodite e Atena sul monte Ida, al giudizio di Paride; a guidare il re Priamo alla tenda di Achille, per riavere il cadavere del figlio Ettore; a proteggere Ulisse contro i raggiri di Circe. Come messaggero degli dèi, era anche il dio dei sogni, in quanto il sogno era considerato come un messaggio di Zeus; chiudeva gli occhi dei mortali toccandoli con la sua magica verga. Accompagnava le ombre dei morti nell'Erebo, e perciò era chiamato Psicopompos, "il conduttore delle anime". In quanto araldo, Hermes doveva parlare bene, saper convincere la gente a cui si rivolgeva, per questo era anche il dio dell'eloquenza abile, sottile, persuasiva. Era sempre in viaggio per il mondo, considerato il protettore dei viaggiatori e della sicurezza delle strade; nei punti più pericolosi e dove una via biforcava, veniva in suo onore innalzata un'Erma, come dal suo nome, una pietra quadrangolare sormontata dalla testa del dio. Fu venerato anche come dio dei commerci, dei traffici e dei guadagni. Per la prontezza dell'ingegno, si attribuiscono ad Hermes molte invenzioni: l'alfabeto, i numeri, la musica, l'astronomia, gli esercizi ginnici, i pesi e le misure. Alcuni attribuiscono ad Hermes la paternità di Pan, secondo altri invece spetterebbe a Zeus. Hermes veniva rappresentato come un giovane vigoroso e snello, dalla fisionomia intelligente e benevola. Ai piedi portava i talari, i calzari alati del dio; in testa aveva un cappello da viaggio a larga tesa, detto pètaso, al quale in seguito vennero aggiunte due ali, in mano aveva il cadùceo.

Pan


La genealogia del dio Pan è controversa, per alcuni era figlio di Zeus e della ninfa Callisto; per altri, come Omero, sarebbe nato dall'unione di Hermes con la figlia del re arcade Driope; dio delle selve e dei pascoli, il cui culto era venuto dall'Arcadia. La parola pan deriva dal greco paein, pascolare ma letteralmente pan significa tutto. Aveva due corna in fronte, il naso schiacciato, il mento barbuto come un caprone e del caprone aveva anche i piedi biforcuti. Andava per monti e per foreste, faceva pascolare le greggi, favoriva la caccia, la pesca e l'agricoltura. Era un dio molto solitario, viveva specialmente nei boschi e con la sua voce spaventosa incuteva a chi lo udiva una grande paura, la paura, che da lui prende il nome venne poi chiamata timor panico. Pan era un dio con una forte connotazione sessuale, recentemente è stato indicato come il dio della masturbazione, da un noto psicologo americano; amava donne e uomini, e moltissimi sono i racconti sui suoi corteggiamenti ossessivi alle ninfe che per sfuggirgli spesso dovevano trasformarsi. Uno dei racconti più famosi è quello della ninfa Siringa che per sfuggirgli si tramutò in una canna; con tale canna Pan costruì uno strumento musicale, che chiamò appunto siringa, dal nome della ninfa amata. Pan è l'unico dio a cui è associato un miro della sua morte; Plutarco narra infatti che, sotto il regno di Tiberio, un vascello romano si trovò a passare nei paraggi di un'isola del mar Egeo, quando il vento cessò improvvisamente e nel silenzio si udì una voce gridare:"Il Grande Pan è morto". A quella notizia da ogni parte dell'isola scoppiarono pianti, gemiti e singhiozzi di cui non si seppe mai la provenienza.