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Le Mòire


Le Mòire, che i romani chiamavano Parche, come le Ore erano figlie di Zeus e di Temi. Aiutavano la madre a mantenere il rispetto per l'ordine della natura e della vita umana. Abitavano nell'Olimpo, in un palazzo di bronzo, sulle cui pareti incidevano i destini degli uomini e il cammino degli astri. Nessuno poteva cancellare ciò che le Mòire avevano scritto, nemmeno Zeus. Da alcuni erano rappresentate come vecchie; ma da la maggior parte, come giovani dall'aspetto severo, vestite con dei lunghi pepli bianchi trapunti di stelle. Le tre dee filavano la vita degli uomini: Cloto, filava lo stame; Lachesi, girava il fuso per torcere il filo, e decideva le sorti della vita che stava filando usando, lo stame bianco misto ai fili d'oro per indicare i giorni felici e lo stame nero misto ai fili d'oro per indicare i giorni di sventura; Atropo, la più vecchia, con in mano le forbici tagliava il filo della vita, determinando il momento irrevocabile della morte.

Themis o Temi


Themis o Temi, figlia di Urano e Gea, sorella perciò di Cronos e zia di Zeus. Apparteneva alla stirpe dei Titani e fu la prima moglie di Zeus, da cui ebbe come figlie le Ore e le Mòire. Il significato del nome Temi è "irremovibile", per questo forse è stata identificata sia come la personificazione dell'ordine legale e della giustizia eterna, generando infatti le Ore(Eunomia, Dike e Irene), sia come la dea delle leggi naturali che vigila su ciò che è lecito e illecito. Da ricordare il famoso oracolo di Temi nel mito di Deucalione e Pirra; quando i due giovani sposi, sopravvissuti al Diluvio Universale, consultarono l'oracolo, la dea pronunciò enigmatiche parole: "Uscite dal tempio e gettate dietro le vostre spalle le ossa della Grande Madre". Solo dopo capirono che la Grande Madre era Gea, e lanciando sassi dietro le loro spalle ripopolarono la Terra: i sassi lanciati da Deucalione diventarono uomini, quelli lanciati da Pirra, donne.

Il Caos

In principio era il Caos, cioè un miscuglio universale e disordinato della materia, una forma indefinibile e indescrivibile che racchiudeva cielo, mare e terra. Il Caos era comunque una divinità capace di generare e la maggior parte dei figli del Caos furono divinità enigmatiche, cieche e capricciose. Ne nacquero anzitutto il Destino o Fato, divinità ora benigna ora ostile, potentissima e inesorabile, a cui tutte le divinità erano sottomesse e a cui tutti dovevano obbedire. Niente poteva cambiare i suoi decreti. Dal Caos nacquero altre divinità: l'Erebo, una specie di abisso senza fondo fatto di tenebre; la Notte, anche essa buia e misteriosa che portava agli uomini buoni consigli e donava il riposo; le tre sorelle fatali, le Mòire o Parche, ministre principali del Destino, figlie della Notte e dell'Erebo; la Discordia, testarda; la triste Vecchiaia. Più tardi nacquero divinità più clementi: la Concordia, L'Amore o Eros, il Giorno e finalmente Urano, cioè il Cielo e Gea, la Terra. Così grazie all'Amore, la Notte e il Giorno, alla Concordia e Discordia, Cielo e Terra incominciò a delinearsi il Cosmo, l'Universo, lasciando così la situazione di Caos per l'ordine.