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Il Minotauro


Il Minotauro, era nato dall'amore innaturale di Pasifae, moglie di Minosse, con uno splendido esemplare di toro inviato al re di Creta da Poseidone in segno di benevola protezione: era un mostro orribile, col corpo di uomo e una testa di toro enorme, e mangiava carne umana. Minosse, per nasconderlo aveva fatto costruire apposta per lui, a Cnosso, un palazzo strano chiamato Labirinto. Un palazzo senza finestre, dove non entravano i raggi del sole, con tante stanze, corridoi, che chiunque fosse entrato non sarebbe mai uscito senza una guida; l'incauto si sarebbe smarrito e alla fine avrebbe incontrato il Minotauro, che era posizionato al centro del palazzo, trovando una marte orrenda.
Molti anni prima dell'arrivo di Teseo ad Atene, Androgeo, figlio del re di Creta Minosse, essendo venuto ad Atene alle feste panelleniche, aveva partecipato a diverse gare riuscendo in tutte vittorioso. I giovani di Megara e di Atene, invidiosi delle sue vittorie, lo uccisero. Minosse per vendicare il figlio morto assediò Atene e da qui iniziò una guerra, che il re di Creta vinse, imponendo la pace con una clausola: periodicamente Atene doveva mandare sette giovani e sette fanciulle, da mandare nel Labirinto al Minotauro affamato.

Dioniso incontra Arianna


Appena sceso sulla spiaggia di Nasso, Dioniso fu attirato dal convulso pianto di una donna. Vide una fanciulla sulla sabbia stesa che si disperava e piangeva, al che il dio le si avvicinò e cominciò a consolarla, vide il volto della giovane e le asciugò le lacrime, si accorse di non aver mai visto una donna così bella e nemmeno tanto disperata; allora pregò la ragazza di raccontargli il motivo di tanto dolore e lei tra pianti e sospiri prese a raccontare. La giovane donna si chiamava Arianna, figlia del re di Creta, Minosse e di Pasifae. Arianna raccontò del suo amore per Teseo, che aveva aiutato nel Labirinto, raccontò della promessa di Teseo di ricambiare il suo aiuto prendendola in sposa e del tradimento del ragazzo che una volta ricevuto l'aiuto abbandonò la giovane fanciulla sulla riva del mare. Dioniso aveva partecipato con tutto il suo animo al racconto di questa storia d'amore e tradimento; quando Arianna smise di piangere si fece riconoscere come dio e le chiese di diventare sua moglie. Sorpresa Arianna taceva, allora Dioniso prese la corona gemmata che portava e la posò sul capo della donna, quel gesto valeva più di un giuramento e Arianna ne comprese subito il significato. Zeus acconsentì alle nozze dal cielo, trasformando quella corona in stelle. Alle nozze assistette tutta la corte di Dioniso, che col capo ricoperto di ghirlande di pampini e agitando il tirso, si mise a cantare un gioioso epitalamio. Un carro d'oro, tirato da sei pantere, trasportò i giovani sposi in una dimora sconosciuta.

Hades

Hades era figlio di due Titani, Cronos e Rhea Cibele, fratello perciò di Zeus e Poseidone. Quando i tre si spartirono il dominio del padre, a lui tocco l'Erebo che spesso viene chiamato come lui Hades. L'Erebo era il regno dei morti, il regno sotterraneo della notte e del dolore senza speranza. Appunto per questo Hades era un dio che incuteva spavento, i greci non pronunciavano spesso il suo nome, e preferivano chiamarlo Plutone, che in greco significa ricco, perchè era ricco in quanto sotto terra sono le radici di tutte le piante, i metalli, i marmi e le gemme. Il nome di Plutone fu adottato anche dai romani. Era un dio più temuto che venerato. Il suo volto squallido e arcigno, dai duri lineamenti, col pallore della morte, coperto da una folta barba ispida, irsuta, nera come il carbone; aveva capelli neri scompigliati, sconvolti, aveva l'aspetto di un disperato; occhi incavati e tristi. Hermes gli portava giù le anime dei defunti, Caronte le traghettava, Minosse, Radamanto e Eaco le giudicavano, Hades doveva solo vigilare affinchè nessuno potesse fuggire alle leggi eterne. Era come un carceriere, e quello che era peggio, era carceriere di un ergastolo senza liberazione, eterno e buio. Non usciva mai alla luce del sole, era sempre li nell'Erebo; solo una volta andò nel mondo dei vivi, per cercarsi la moglie. Poichè nessuna dea, e nemmeno una donna mortale, aveva mai accettato di scendere a vivere nell'Erebo, nemmeno per diventare regina, dopo molti rifiuti Hades aveva deciso di prendersi la sposa senza curarsi del suo consenso. Aveva messo gli occhi sulla bella Persefone, figlia di Zeus e Demetra, e aveva ottenuto da Zeus il permesso di rapirla e di portarla nell'Erebo per poi sposarla. Così infatti fece. L'insegna del potere di Hades era uno scettro con cui domanava il regno delle ombre. Veniva raffigurato seduto su un trono a fianco del quale c'era un altro trono per Persefone; spesso in mano aveva la chiave dell'Erebo e accucciato ai suoi piedi c'era il cane Cerbero. Erano sacri ad Hades il narciso e il cipresso; gli sacrificavano pecore nere, ma il sacrificante doveva volgere il capo all'indietro per non vedere l'animale sacrificato.

Minosse, Radamanto, Eaco e Trittolemo(Demofoonte)

Erano i quattro mortali che, per il loro senso di giustizia e per i loro meriti, erano stati fatti immortali e messi a giudicare le anime dei defunti.

Minosse, era l'antico re di Creta, figlio di Zeus e di Europa, insieme a Radamanto e Sarpedonte, sposo di Pasifae. In seguito alla morte del re Asterione, suocero di Minosse, egli costruì un altare a Poseidone in riva al mare, per dimostrare il suo diritto alla successione al trono. Minosse pregò Poseidone di inviargli un toro per il sacrificio ed il dio lo esaudì. Ma Minosse non sacrificò l'animale, poiché era molto bello. Poseidone, adirato, fece innamorare del toro Pasifae. Da questa unione nacque il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro. Minosse incaricò dunque Dedalo di costruire un Labirinto in cui nascondere il mostro. Minosse ebbe otto figli: Catreo, Deucalione, Glauco, Androgeo, Acalla, Senodice, Arianna, Fedra.

Radamanto, fratello di Minosse, Secondo la mitologia greca, avendo ucciso suo fratello, si recò nella Beozia, dove sposò Alcmena, vedova di Anfitrione e si meritò la reputazione di legislatore sapientissimo. Quando gli antichi volevano esprimere un giudizio giusto, quantunque severo, lo chiamavano "giudizio di Radamanto", proprio a significare la sua grande equità. Nel Tartaro esso inquisiva sui delitti e li puniva, obbligava i colpevoli a rivelare gli errori della loro vita ed a confessare i delitti la cui espiazione doveva avvenire dopo la morte. Radamantini erano i giuramenti che si facevano invocando a testimoni animali o cose inanimate.

Eaco, era figlio di Zeus, tramutatosi in aquila si accoppiò alla ninfa Egina; fu re dei Mirmidoni, molto caro agli dèi per la sua pietà e per la dolcezza del suo carattere. Eaco in seguito sposò Endeide, figlia di Chirone e di Carìclo, da cui ebbe due figli: Telamone e Peleo, il padre di Achille. Eaco ebbe un ulteriore figlio dall'unione con la ninfa Psamate, una delle figlie di Nereo, che per sfuggirgli si trasformò in foca, ma lui si unì lo stesso a lei e nacque un figlio chiamato Foco. In seguito Telamone, geloso del fratellastro Foco, lo uccise e lo seppellì con l’aiuto del fratello Peleo. Quando Eaco scoprì il fatto, cacciò entrambi i figli dall’isola.

Trittolemo o Demofoonte, era figlio di Celeo e di Metanira, regnanti degli Eleusi. Fu allevato dalla dea Demetra che decise di renderlo immortale per riconoscenza verso i genitori di lui che la stavano accogliendo con dovizia nonostante le sue mentite spoglie di vecchia signora.
Ogni giorno lo cospargeva d'ambrosia ed ogni notte lo poneva sul fuoco per espellere ogni residuo di mortalità. Una notte la regina scoprì i riti e gridò per l'orrore, fu allora che la dea si fece riconoscere e tranquillizzò la donna. Alla fine Trittolemo non divenne immortale, ma Demetra, per riconoscenza, garantì onore eterno alla città e rivelò ai cittadini i misteri della terra e della coltura del frumento.

Il ratto di Europa


Europa, era una giovane e bellissima principessa, figlia del re Agenore e di Telefassa sorella quindi di Cadmo, che viveva in Fenicia. Un giorno Zeus, dall'alto del Cielo, notò la bella principessa insieme alle sue ancelle sulla riva del mare, dove Europa amava bagnarsi e cogliere fiori. Zeus si innamorò subito di lei e per non intimorire le fanciulle assunse la forma di un toro bianco mettendosi a pascolare l'erba del prato. Le fanciulle, vedendolo calmo, lo presero ad accarezzarlo, addirittura Europa gli salì in groppa. Allora il toro spiccò un balzo e cominciò una lunga corsa, Europa era talmente spaventata che non aveva più voce per gridare, si teneva aggrappata forte al toro che dopo ore e ore di cammino arrivò nell'isola di Creta dove finalmente si tramutò in Zeus. Zeus dichiarò il suo amore ad Europa e fece scendere da Cielo le Ore, sue ancelle, e l'unione fu subito celebrata. Da Europa nacquero: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.

Ganimede



Ganimede, figlio del re Troo, da cui derivò il nome di Troia la città che regnava. Era un giovane biondo, molto bello di cui si innamorarono Minosse, Tantalo o Aurora. Cotanta bellezza fece nascere a Zeus il desiderio di averlo sull'Olimpo come coppiere; perciò lo fece rapire da un'aquila mentre pascolava il gregge del padre sul monte Ida. Un'altra leggenda narra che anche Zeus si invaghì di Ganimede e camuffandosi da aquila, lo sottrasse alla vita umana per portarlo sull'Olimpo dove ne fece il suo amante omosessuale.