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La guerra dei sette contro Tebe:Cadmo e gli Sparti


Il fondatore di Tebe, la città dalle sette Porte fu Cadmo, figlio di Agenore, re fenicio di Tiro e di sua moglie Telefassa; Cadmo era fratello della bellissima Europa colei che fu rapita da Zeus. Agenore mandò Cadmo alla ricerca della sorella; viaggiò molto senza trovare traccia di sua sorella e quando arrivò in Grecia decise di interrogare l'oracolo di Delfi. La Pizia, non rispose alle sue domande ma gli disse solamente di continuare il suo viaggio fino a quando non avesse incontrato una giovenca con una mezzaluna bianca; poi seguire la bestia finchè non si fosse fermata e in quel punto costruire una città. La giovenca arrivò in Beozia; Cadmo volendo sacrificare l'animale ad Atena, mandò i servi che lo avevano accompagnato a prendere dell'acqua in una sorgente vicina. La sorgente era custodita da un drago che uccise i servi, Cadmo non vedendo tornare i suoi servi andò a vedere e trovò il drago che si avventò contro ma Cadmo riuscì a trafiggere la bestia. Ad un certo punto comparve la dea Atena che impose al giovane di strappare i denti del drago e seminarli per terra. Cadmo fece quanto gli era stato imposto dalla dea: dalla terra spuntarono delle lance, che sollevandosi si tramutarono in un esercito di giganti armati; i guerrieri vennero chiamati Seminati, cioè in greco gli Sparti, si misero a combattere gli uni contro gli altri, ne rimasero solo cinque, questi Sparti rimasti furono i capostipiti della nobilità tebana, aiutarono Cadmo a costruire la città di Tebe, la cui rocca fu chiamata Cadmea, in onore del suo fondatore.

La Sacerdotessa Io



Vicino a Micena c'era un Tempio sacro ad Hera, ne era sacerdotessa una giovane di rara bellezza, Io, figlia del dio fluviale Inaco primo re di Argo e della ninfa meliade Melia. Zeus se ne innamorò e scese spesso dal Cielo per vederla, tra i due nacque subito un amore. Un giorno però, Hera, volle vederci chiaro in quanto le troppe assenze del marito iniziarono ad insospettirla, e scese dal Cielo in cerca del suo sposo. Zeus, vedendo arrivare Hera, tramutò Io in una candida giovenca; Hera vedendo il marito accanto ad essa, capì di cosa si trattava e la chiese come dono, Zeus non poté rifiutare. La regina degli dèi mandò la giovenca in un pascolo montano, sotto la custodia di Argo, figlio di Agenore, soprannominato Tuttòcchi, perchè aveva cento occhi sparsi per tutto il corpo, in modo da poter sempre controllare la giovenca; perdipiù Argo non dormiva mai completamente, perché aveva sempre la metà dei suoi occhi aperti.
Zeus, non potendo accettare la sorte della giovane Io, chiese ad Hermes di liberare la giovenca a tutti i cosi. Hermes si recò da Argo, sotto le sembianze di un giovane pastorello, e con l'aiuto di un flauto iniziò a suonare una noiosissima nenia, per far addormentare ad uno a uno i cento occhi. Quando ci riuscì tagliò la testa ad Argo e Io fu libera. Hera, che aveva visto tutto dall'alto del Cielo, raccolse gli occhi di Argo e li dispose sulla coda del pavone, animale a lei sacro, e mandò alla giovenca-Io un tafano perché la pungesse; Io cercò di scappare e di liberarsi dal tafano, in aiuto le venne Zeus che una volta liberatala le restituì la sua forma di donna. Tuttavia due corte corna le rimasero in testa. Da Io nacque Epàfo, che fu re d'Egitto e costruì Menfi. Io, poi assimilata alla dea egizia Iside, significava la Luna, e Argo dai cento occhi è il firmamento dalle cento e cento stelle, sotto la cui custodia la Luna percorre il cielo da oriente ad occidente, senza fermarsi mai.

Il ratto di Europa


Europa, era una giovane e bellissima principessa, figlia del re Agenore e di Telefassa sorella quindi di Cadmo, che viveva in Fenicia. Un giorno Zeus, dall'alto del Cielo, notò la bella principessa insieme alle sue ancelle sulla riva del mare, dove Europa amava bagnarsi e cogliere fiori. Zeus si innamorò subito di lei e per non intimorire le fanciulle assunse la forma di un toro bianco mettendosi a pascolare l'erba del prato. Le fanciulle, vedendolo calmo, lo presero ad accarezzarlo, addirittura Europa gli salì in groppa. Allora il toro spiccò un balzo e cominciò una lunga corsa, Europa era talmente spaventata che non aveva più voce per gridare, si teneva aggrappata forte al toro che dopo ore e ore di cammino arrivò nell'isola di Creta dove finalmente si tramutò in Zeus. Zeus dichiarò il suo amore ad Europa e fece scendere da Cielo le Ore, sue ancelle, e l'unione fu subito celebrata. Da Europa nacquero: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.