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Egipani e Satiri


Gli Egipani, figli di Pan e della ninfa Ega, e i Satiri, figli di Dioniso e della naiade Nicea, gli uni e gli altri mostri cornuti, con la testa umana coperta da pelo e col corpo e la coda di caprine; erano divinità rusticane che abitavano le grotte e i boschi. Erano esseri lascivi, spesso dediti al vino, a danzare con le ninfe ed a suonare il flauto. Facevano parte della numerosa corte del dio Bacco, insieme alle ninfe e alle baccanti. Il più famoso Satiro è Marsia a cui è attribuito un mito:La dea Pallade Atena, aveva inventato il flauto, ma un giorno rendendosi conto che suonandolo il suo viso diventava buffo e altre dee presero a deriderla, lo gettò nel bosco. Nei boschi abitavano i Satiri, divinità della natura metà caproni e metà uomini, che stavano al seguito del dio Dioniso; tra questi c'era Marsia che un giorno vide il flauto e lo raccolse: non era un flauto normale, in quando di una dea produceva un bellissimo e armonioso suono. Marsia, credendosi inarrivabile, sfidò la cetra di Apollo. Chi avrebbe perso sarebbe stato alla mercè del vincitore; arbitro della gara furono le Muse le quali si pronunciarono a favore di Apollo. Il dio della musica per punire la presunzione del satiro, lo appese a un ramo e lo scorticò vivo.

Il giudizio di Paride


Quando Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza, arrivò all'Olimpo tutti gli dèi la accolsero con un applauso, solo due dee non si unirono a quell'applauso: Hera ed Atena. Le due dee erano gelose della bellezza di Afrodite, fino ad allora erano loro le più ammirate da tutti come le divinità più avvenenti dell'Olimpo. Quel giorno si stavano celebrando le nozze, sul monte Pelio, della nereide Teti con Peleo, re dei Mirmidoni. Tutti gli dèi erano stati invitati meno che Eris, la discordia, che per punire il mancato invito decise di vendicarsi: durante il brindisi degli sposi fece cadere dall'alto una mela d'oro con su scritto:"Alla più bella". Hera subito la prese come se fosse per diritto sua, ma Afrodite e Atena la reclamarono. Per evitare la furibonda lite tra le tre dee, Zeus ordinò che arbitro della questione fosse l'uomo più bello, Paride. Paride era figlio di Priamo, il potente re di Troia, e di Ecuba sua moglie. Ma siccome la madre, prima che il figlio nascesse aveva sognato che il figlio sarebbe stato la rovina della sua patria, affidò Paride al pastore Agelo, per abbandonarlo sul monte Ida. Agelo obbedì ma ebbe pietà del piccolo e decise di prenderlo con sé ed allevarlo come suo, quindi Paride crebbe come pastore non sapendo di essere un principe. Hermes accompagnò le tre dee dinanzi agli occhi di Paride, a cui fu data la mela spiegandogli che per commissione di Zeus avrebbe dovuto darla a chi delle tre reputasse la più bella. Paride era molto indeciso e perplesso, erano tutte e tre belle. Per rendere la scelta più facile tutte e tre fecero una promessa a Paride: Hera gli promise il dominio dell'Asia; Atena gli avrebbe dato la sapienza; Afrodite promise di dargli in sposa la donna più bella. Paride donò la mela ad Afrodite. Questo giudizio ebbe delle conseguenze funeste, derivò infatti la guerra di Troia, nella quale Atena e Hera furono nemiche di quella città e decisero della sua rovina.

La sfida di Aracne


Atena sebbene fosse la protettrice di tutte le arti e mestieri, preferiva i lavori delicati delle mani delle donne; aveva tessuto e ricamato con le sue mani la veste nuziale di Hera e tutte le donne greche, famosissime tessitrici e ricamatrici, riconoscevano di dovere Atena loro maestra. Una sola donna, di nome Aracne, si rifiutò di riconoscere la perfezione e supremazia della dea Atena. Aracne era molto apprezzata dalle sue parti e un giorno una ninfa le chiese se Atena fosse stata sua maestra, Aracne si rivolse alla ninfa come se le avesse fatto un'offesa. Nella sua presunzione osò sfidare Atena, la dea accettò la sfida. La gara si svolse in una stanza con due telai e durò ore e ore: nella sua tela Atena raffigurava l'olimpo con tutte le sue divinità; nella tela di Aracne, invece, erano raffigurate alcune scene d'amore. Quando le opere furono completate, Atena si sforzò di trovare un difetto, seppure minimo, sulla tela di Aracne che in verità era perfetta; per la prima volta Atena fu ingiusta e presa dall'invidia strappò la tela di Aracne riducendola a brandelli. La giovane fanciulla per il dolore voleva suicidarsi ma fu Atena a salvarla, ma perché il suo orgoglio fosse punito, la trasformò in un ragno, costretta a filare per tutta la vita e ad assistere alla distruzione delle sue ragnatele, da parte degli uomini.

Atena e l'invenzione del flauto


Pallade Atena voleva trovare uno strumento che imitasse il sibilo e il suono lamentoso del vento quando precede l'uragano; prese l'osso cavo di un cervo lo forò con una serie di buchi: soffiando dalla canna, otturando ora un buco ora l'altro, la dea ottenne quello che voleva. Un giorno, mentre stava suonando al cospetto degli altri dèi, si accorse che Afrodite ed Hera sorridevano maliziosamente e pensando che fosse per lei e per la sua invenzione si offese. In realtà le due dee ridevano perché per soffiare nel flauto ad Atena le si gonfiano le gote, era per una questione di estetica. Atena lasciò l'Olimpo arrabbiata e raggiunse un ruscello dove, stanca, si rimise a suonare il suo strumento sulla riva e specchiandosi nell'acqua, capì il motivo di quelle risate e pensò che le due dee, da sempre sue rivali per la bellezza, non avevano tutti i torti. Da quel giorno Atena non suonò più il flauto.

Pallade Atena

La storia della nascita, senza madre, di Pallade Atena, per i romani Minerva, è narrata da Esiodo: dopo aver detronizzato Cronos, Zeus si unì a Metis, la Prudenza, figlia di Oceano e della titanide Thetys. La storia della tormentata successione regale sembrava dovesse ripetersi anche con Zeus, Urano e Gea fecero sapere a Zeus che dopo avergli dato una figlia, Metis avrebbe messo al mondo un figlio più forte del padre destinato a spodestarlo. Zeus allora, memore delle esperienze passate ingoiò Metis, che divenne un tuttuno con corpo di Zeus, prendendo posto nel capo; al momento del parto Zeus avvertì un forte mal di testa e chiese ad Hefèsto, il fabbro divino di spaccargli la fronte. Dalla grande ferita venne fuori una dea, armata di tutto punto, con l'elmo, la corazza, lo scudo e la lancia; era nata Pallade Atena che subito urlò un grido di vittoria e si mise a ballare una danza guerriera. La giovane Atena, nata già adulta, si rese subito utile al padre impegnato nella guerra contro i Giganti, distinguendosi per l'intrepido valore. Atena era soprattutto la dea guerriera invincibile, ma la sua guerra era condotta con ordine e avvedutezza non quella spietata, feroce e sanguinosa di Ares. La sua forza e il suo coraggio erano temperati da un sentimento di giustizia, dalla saggezza, dalla benevolenza e da una generosa lealtà. Pallade Atena era anche la dea che concedeva ai popoli i benefici della pace; perciò era la protettrice delle città: l'agricoltura, il commercio, le arti. Di tutte le città che erano sotto la sua protezione, la prediletta era Atene, a cui diede il suo nome e ne fece centro del suo culto, e scelse anche tutta l'Attica come sua regione preferita. A proposito della scelta dell'Attica, si narra che anche Poseidone aveva messo gli occhi su questa regione, quindi i due dèi trovarono a scontrarsi. Per evitare liti, decisero di lasciar decidere agli altri dèi sul da farsi, i quali decisero: il possesso dell'Attica sarebbe toccato a quello dei due che avesse fatto il dono più utile agli abitanti; Poseidone con un colpo di tridente creò il primo cavallo sulla Terra; Atena con la sua lancia percosse il suolo e crebbe una pianta nuova, l'olivo dalle foglie argentate. Gli dèi ritennero più utile l'olivo che dà l'olio e i suoi rami simboleggiavano bene la pace, piuttosto che il cavallo destinato a trainare i carri guerreschi.Atena non volle mai sposarsi, preferendo conservare la sua verginità; per questo fu chiamata anche la Parthénos, che significa appunto "la Vergine", come per dire la Vergine per eccellenza; e Parthenone si chiama il tempio a lei consacrato sull'Acropoli di Atene. Pallade Atena, la divinità che proteggeva le arti e le attività dell'intelligenza inventiva, la dea stessa aveva inventato vari strumenti come la ruota per modellare i vasi, la squadra e la riga per i falegnami, l'aratro e il rastrello per i contadini. Era rappresentata armata, in piedi, con una lunga tunica fino ai piedi; il petto coperto dalla egida, una pelle di capra frangiata d'oro in mezzo alla quale era la testa mozzata di Medusa; con la mano sinistra stringeva una vittoria alata e all'altra mano lo scudo ovale. Le erano sacri L'olivo, la civetta e il dragone.

immagine1:Minerva(Mantegna)
immagine2:Pallade Atena(Parmigianino)