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Preparativi di guerra: Achille


Achille era l'eroe più famoso di tutta la Grecia, per essere rapidissimo nella corsa, per essere valoroso e invincibile in battaglia, per essere anzi invulnerabile. Egli era figlio di Peleo e di Teti, una delle Nereidi, la ninfa che Zeus aveva amato ma che aveva rinunciato a sposare perchè destinata a generare un figlio più forte del padre. Costei per rendere invulnerabile il figlio, lo aveva tuffato nel fiume Stige, le cui acque infernali rendevano la pelle umana più dura dell'acciaio.

Giasone

Giasone era il figlio più bello e più coraggioso del re di Iolco in Tessaglia: Esone, e della regina Alcimede. Un giorno il fratello del re, Pelia, uomo senza scrupoli e ambiziosissimo, spodestò Esone facendo strage dei figli per timore che un giorno potessero rivendicare il proprio regno. Solo uno dei figli si salvò, Giasone, grazie alla madre che riuscì a nasconderlo sul monte Pelio e lasciarlo alle cure del centauro Chirone perchè lo educasse saggiamente. Infatti Giasone diventò un uomo colto, robuto e garbato, il centauro gli aveva insegnato il rispetto per gli Dèi, l'arte militare, l'idea della giustizia, la medicina, la musica, e lo aveva addestrato ad ogni esercizio fisico.

Minosse, Radamanto, Eaco e Trittolemo(Demofoonte)

Erano i quattro mortali che, per il loro senso di giustizia e per i loro meriti, erano stati fatti immortali e messi a giudicare le anime dei defunti.

Minosse, era l'antico re di Creta, figlio di Zeus e di Europa, insieme a Radamanto e Sarpedonte, sposo di Pasifae. In seguito alla morte del re Asterione, suocero di Minosse, egli costruì un altare a Poseidone in riva al mare, per dimostrare il suo diritto alla successione al trono. Minosse pregò Poseidone di inviargli un toro per il sacrificio ed il dio lo esaudì. Ma Minosse non sacrificò l'animale, poiché era molto bello. Poseidone, adirato, fece innamorare del toro Pasifae. Da questa unione nacque il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro. Minosse incaricò dunque Dedalo di costruire un Labirinto in cui nascondere il mostro. Minosse ebbe otto figli: Catreo, Deucalione, Glauco, Androgeo, Acalla, Senodice, Arianna, Fedra.

Radamanto, fratello di Minosse, Secondo la mitologia greca, avendo ucciso suo fratello, si recò nella Beozia, dove sposò Alcmena, vedova di Anfitrione e si meritò la reputazione di legislatore sapientissimo. Quando gli antichi volevano esprimere un giudizio giusto, quantunque severo, lo chiamavano "giudizio di Radamanto", proprio a significare la sua grande equità. Nel Tartaro esso inquisiva sui delitti e li puniva, obbligava i colpevoli a rivelare gli errori della loro vita ed a confessare i delitti la cui espiazione doveva avvenire dopo la morte. Radamantini erano i giuramenti che si facevano invocando a testimoni animali o cose inanimate.

Eaco, era figlio di Zeus, tramutatosi in aquila si accoppiò alla ninfa Egina; fu re dei Mirmidoni, molto caro agli dèi per la sua pietà e per la dolcezza del suo carattere. Eaco in seguito sposò Endeide, figlia di Chirone e di Carìclo, da cui ebbe due figli: Telamone e Peleo, il padre di Achille. Eaco ebbe un ulteriore figlio dall'unione con la ninfa Psamate, una delle figlie di Nereo, che per sfuggirgli si trasformò in foca, ma lui si unì lo stesso a lei e nacque un figlio chiamato Foco. In seguito Telamone, geloso del fratellastro Foco, lo uccise e lo seppellì con l’aiuto del fratello Peleo. Quando Eaco scoprì il fatto, cacciò entrambi i figli dall’isola.

Trittolemo o Demofoonte, era figlio di Celeo e di Metanira, regnanti degli Eleusi. Fu allevato dalla dea Demetra che decise di renderlo immortale per riconoscenza verso i genitori di lui che la stavano accogliendo con dovizia nonostante le sue mentite spoglie di vecchia signora.
Ogni giorno lo cospargeva d'ambrosia ed ogni notte lo poneva sul fuoco per espellere ogni residuo di mortalità. Una notte la regina scoprì i riti e gridò per l'orrore, fu allora che la dea si fece riconoscere e tranquillizzò la donna. Alla fine Trittolemo non divenne immortale, ma Demetra, per riconoscenza, garantì onore eterno alla città e rivelò ai cittadini i misteri della terra e della coltura del frumento.

Nereo e le Nereidi

Le Ninfe, era una classe numerosa di divinità che rappresentavano la natura. Il termine ninfa significa "giovane fanciulla"; vi sono molti miti sulle ninfe da cui proviene il termine ninfomane. Abitavano i luoghi dove esercitavano i loro poteri, assumendo da tali luoghi i nomi che le distingueva in varie categorie: Oceanine, Meliadi, Potameidi, Naiadi, Napee, Oreadi, Driadi, Amadriadi, Nereidi.

Nereo, figlio di Ponto e Gea, sposò un'oceanina, Doride, da cui ebbe delle bellissime figlie: le Nereidi, che rappresentavano gli aspetti belli e piacevoli del mare. Nereo possedeva il dono della profezia e poteva trasformasi in ogni forma. La sua forma vera era quella di un uomo con i capelli, le sopracciglia e la barba a forma di alghe e aveva giunchi marini.
Secondo Esiodo, le Nereidi erano cinquanta, avevano capelli ornati di perle e si muoveva su delfini o su carri trainati dai Tritoni. Abitavano con i genitori le profondità del mare, in una grotta che splendeva d'argento e si spingevano sulla superficie solo per aiutare i marinai che avevano perso la rotta. Nereidi famose furono:


Anfitrite, che sposò il dio Poseidone.



Galatea, innamorata del bellissimo pastore Aci; si narra che il ciclope Polifemo innamorato anche egli di Galatea e geloso di Aci, un giorno, non essendo riuscito ad attirare l'attenzione della ninfa col suone del flauto, si vendicò con i due amanti scagliando un sasso che colpì Aci e lo uccise; in ricordo di quell'amore Galatea trasformò il sangue di Aci in una sorgente che divenne un dio fluviale.




Teti, che in greco è Thètis da non confenderla con Teti la titanide, in greco Thetys; aveva il dono della matamorfosi, sposò un mortale Peleo e alle loro nozze, sul monte Olimpo, la Discordia unica non invitata, lanciò il famoso pomo d'oro(il pomo della discordia) succube del giudizio di Paride, causa della guerra di Troia. Dal matrimonio con Peleo nacque il celebratissimo eroe Achille; Teti andò spesso in aiuto al figlio, come quando chiese a Hefesto di forgiare le armi per il combattimento di Achille e Ettore.